trasferimento

Il trasferimento

Questa di scrivere un diario, non è un’idea sciocca e mano mano che passa il tempo, incomincia sempre a piacermi di più. Ad inserirmi in Puglia non fu tanto facile visto che non conoscevo nessuno. Io e la mia famiglia ci trasferimmo in una piccola casa in campagna circondata da tanta terra di colore rosso piena di tanti alberi di frutta e di olivi.

La mia felice infanzia, si trasformò in Puglia in un grosso sacrificio. Mio padre ci fece lavorare a me, mio fratello e mia madre per costriure ed ingrandire la nostra casa in campagna.

Mi ricordo che caricavo i blocchi di cemento e me li portavo sopra una scala per passarli a mio padre che mi aspettava sopra la terrazza. Ho impastato il cemento, ho sgrattato le porte di casa mia, ho lavorato sodo che se penso a tutti i sacrifici che ho fatto in quella casa, mi viene mal di schiena.

Durante l’estate venivano a trovarci i nostri parenti inglesi e risiedevano a casa mia per due settimane; ricordo ancora l’invidia che provavo per loro quando i miei cugini andavano al mare e noi eravamo costretti a lavorare come i muli. Nei mesi più freddi dell’inverno, nostro papà ci portava in mezzo ai campi, di mattina presto, per raccogliere le olive da terra una ad una (allora non esistevano le attrezzature che ci sono oggi per facilitare la raccolta) e le mani ci facevano male per il freddo che faceva. Ricordo che mio papà per incitarci a raccogliere più olive, ci prometteva una barretta di mars; io ne raccoglievo sempre di più di mio fratello e vincevo sempre.Una barretta di mars in quel periodo voleva dire tanto.

Finita la raccolta, portavamo le olive al frantoio ed attendevamo che gli addetti ai lavori, ci macinassero le nostre. Il nostro olio era buonissimo ed in questa maniera ci rifornivamo il nostro sgabuzzino di provviste sane e genuine. L’estate invece facevamo la salsa di pomodoro per l’inverno.

In Puglia ho iniziato la quarta elementare e qui ho conosciuto la mia migliore amica che si chiamava Katia. Visto che abitavo in campagna, ero lontana dal paese e quindi non potevo frequentare le mie amicizie. Le scuole medie invece le ricordo in malo modo anche perchè le ragazzine che erano in classe con me erano esaltate e credevano già di essere arrivate; una che non sopportavo si chiamava Lucia e per alcuni casi della vita, me la sono ritrovata in mezzo alla mia prima storia d’amore, ma di questo ve ne parlerò poi. Le due uniche compagne di classe che erano con i piedi per terra, erano Patrizia e Monia; quest’ultima è venuta in classe con me anche alle superiori.

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